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Emanuele DelBono

Professionisti del web: ecco cosa abbiamo fatto noi

Il post sui pagamenti ha fatto un po’ di rumore ed era quello che volevo, i pensieri che ho raccontato sono il sunto di mesi di osservazioni e di situazioni che sono peggiorate col tempo. Verso la fine dello scorso anno abbiamo preso alcuni provvedimenti che vorrei condividere con voi a partire dai contratti.

La prima cosa che abbiamo fatto è stato contattare un avvocato per formalizzare i nostri contratti. Sono più di 5 anni che lavoro come freelance/imprenditore e i miei rapporti con i clienti sono sempre stati regolati da offerte scritte di nostro pugno che spesso non venivano neppure firmate dal cliente. Quindi si basava tutto sulla parola di gentiluomini…e oggi ce ne sono pochi. A ottobre abbiamo contattato un avvocato per capire se c’erano margini di miglioramento. Ci ha ribaltato! Abbiamo fatto 2 o 3 incontri, gli abbiamo spiegato il tipo di attività che facciamo e i problemi ai quali andiamo incontro. Nel giro di poche settimane ci ha preparato una serie di documentazione che ad ogni offerta va allegata a quella che noi chiamiamo documento tecnico. Sono parecchie pagine, condizioni generali, particolari, clausole, ecc…scritte in legalese, e che il cliente deve firmare e mandarci via fax (no email, l’email, purtroppo in italia non ha valore legale) per accettare il tutto. Se anche voi volete rivolgervi ad un avvocato (cosa che consiglio) assicuratevi che abbia un minimo di competenza nel settore informatico altrimenti non sarà facile spiegare cosa fate e cosa vendete.

Avere un contratto di questo tipo ci da una certa tranquillità in quanto li è scritto esattamente quali sono i nostri doveri e i doveri del cliente, ad esempio c’è scritto che se è previsto un acconto, noi non iniziamo a scrivere una riga di codice se non vediamo l’acconto sul nostro conto corrente, c’è scritto che se c’è un giorno di ritardo nei pagamenti ci sarà un ritardo nella consegna del software, c’è scritto che se il cliente non risponde alle nostre domande non potremo continuare lo sviluppo, il tutto in un linguaggio serio e formale che permetterà, sperando che non succeda mai, ad un giudice di decidere chi ha ragione.

Formale, parola che a noi dev puzza ma che è un’altra cosa che dobbiamo imparare. Nel nostro settore è abitudine diventare amici dei clienti fin dal primo incontro, ci si da del tu ancora alla prima telefonata. Questo però rende difficile il rapporto professionale e le eventuali discussioni con il con cliente. Tenere un rapporto più distaccato aiuta tutti a rispettare le posizioni e gli impegni presi e questo non vuol dire essere scortesi ma solo rispettarsi a vicenda: i clienti non sono amici con i quali uscite nel weekend.

Questa formalità insieme ai contratti da un senso di professionalità, fa bene a noi e fa bene al cliente che capisce fin dal primo incontro che non sta avendo a che fare con dei ragazzini inesperti ma con persone che hanno esperienza che sanno il fatto proprio e questa esperienza si ripercuote positivamente anche sul lavoro che faremo. Non nego che alcuni clienti, visto tutto il “malloppo” di carta che devono firmare si sono spaventati ma hanno comunque firmato e rispettato gli impegni.

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